La nostra presenza in Rwanda, si manifesta con la collaborazione, dal 2003, con l’Associazione “Giuliano n’abana”, nata per continuare il progetto di Giuliano Berizzi, missionario laico di Nese Alzano Lombardo, che ha amato immensamente questo Paese, tanto da rimetterci la vita.
In questi anni abbiamo contribuito agli studi di alcuni ragazzi:
Dall’associazione ci hanno comunicato che non verranno più fatte adozioni nominative, perché in Rwanda la povertà aumenta in modo significativo di giorno in giorno, sia a causa della crisi che tutti stiamo vivendo, che rende ancor più poveri i poverissimi del mondo, sia per le continue guerre civili che rendono difficile l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro e nella società.
Di qui la decisone di continuare ad aiutarli anche dopo la fine del percorso scolastico, specialmente i più poveri e disadattati.
L’associazione “Giuliano n’abana” ci segnala inoltre che è stato inaugurato un asilo ora quasi completamente funzionante e ha già preso forma l’idea di riattivare e prolungare due nuovi acquedotti a Bulimbi, zona molto povera e rurale del Rwanda.
Fino ad oggi infatti, per reperire acqua, i bambini prima di andare a scuola e le donne devono alzarsi all’alba, fare diversi chilometri, tornare con taniche d’acqua non potabile, portate sulla testa, con l’aggravante che quest’acqua non potabile causa il diffondersi di numerose malattie intestinali, quali la tenia e la dissenteria. L’attivazione di due acquedotti diventa quindi un’opera di primaria necessità. E’ il caso di dire che il seme gettato da Giuliano sta dando i suoi buoni frutti, ed è compito anche nostro fare in modo che continui a produrre in modo sempre più copioso.
Oggi, dopo la chiusura delll’associazione “Giuliano n’abana” nostro partner in questo progetto, continuiamo ad aiutare il “Centre de Jeunesse” tramite l’organizzazione ONG “Amici dei Popoli” di Bologna.
La storia del Burundi è, come per molti Stati Africani, insanguinata da colpi di Stato e guerre.
La più sanguinosa degli ultimi anni è stata quella del 1993 scoppiata per la rivalità etnica tra le fazioni tribali Hutu e Tutsi, un genocidio etnico.
Una storia che accomuna questo Stato con molti Stati della regione; un destino sanguinoso di cui l’occidente non si può certo dire estraneo. Colonialismo prima, interessi economici poi, hanno spesso portato gli Stati occidentali a chiudere colpevolmente gli occhi su quanto stava accadendo.
Tramite volontari che si recano regolarmente in Burundi, l’associazione “Museke” di Brescia, abbiamo conosciuto e siamo in contatto con Suor Cécilie Miburo, di origini Burundesi, che gestisce un centro accoglienza per bambini orfani a Mutwenzi vicino a Gitega inaugurato nel 2003:“Casa di Nazareth”.
Il centro è gestito dalle suore di Nazareth coadiuvate da alcune suore della congregazione Bene Mariya. Lo scopo è dare ospitalità e favorire la crescita di questi bambini in un ambiente sereno e protetto, almeno fino al sesto anno di età, dopo il quale si cerca di reinserirli presso parenti o una famiglia adottiva.
L’orfanotrofio è stato ampliato nel 2009 e accoglie oggi circa 75 bambini. In questi ultimi anni, abbiamo avuto il piacere di incontrare, suor Cécilie che per motivi personali veniva in Italia, felici di poter consegnare direttamente a lei il nostro contributo economico, che suor Cécilie dice essere assai prezioso in una terra dove regna sovrana la povertà assoluta.
Abbiamo conosciuto la missione delle Maestre Pie Venerini di Roma, in Cameroun dal 1987, tramite volontari che annualmente si recavano a Ebolowa.
Suor Maria Josè, di origini Brasiliane, appartenente alla congregazione della Maestre Pie Venerini di Roma, dal 1988 segue con molta dedizione il lebbrosario di Ebolowa.
Il lebbrosario di Ebolowa è nato intorno al 1913, ma nel corso degli anni ha conosciuto molti cambiamenti, suor Maria Josè si occupa anche dei malati di altri due lebbrosari: Nkoessonbo e Nkongomrlene, di cui è responsabile.La lebbra è stata sconfitta, ma rimangono le conseguenze, specialmente gli anziani hanno ancora bisogno di cure.I ragazzi attualmente presenti e ospiti dei lebbrosari, per frequentare la scuola, ogni giorno percorrono diversi chilometri a piedi. Il pomeriggio, al ritorno, mangiano quel poco che trovano e si accontentano della umile vita del villaggio del lebbrosario.
Hanno un gran desiderio di riscatto, la voglia di cambiare e di trasmettere tale desiderio di cambiamento anche alla gente con cui vivono.
Sono giovani validi, capaci, con buone capacità di studio, testimoniate dai buoni esiti alla fine dell’anno scolastico, hanno una forte determinazione, che però troppo spesso si infrange contro l’impossibilità economica di proseguire gli studi.Annualmente, inviamo il nostro aiuto economico tramite bonifico bancario, direttamente sul conto delle missionarie a Ebolowa, per aiutare suor Maria Josè e suor Maria nelle difficoltà quotidiane tra gente estremamente povera e bisognosa di cure.Suor Maria Testa, di origini Italiane, è responsabile di una casa accoglienza per ragazze e di una scuola materna che ospita più di 150 bambini.
Suor Maria aiuta queste ragazze, spesso ragazze-madri, ad imparare l’arte del cucito e del ricamo, insegna a tingere le stoffe e cerca di dare una speranza di vita migliore a loro e ai loro bambini .
Abbiamo voluto contribuire con un versamento di € 500,00 annui, all’iniziativa della dott.ssa Paola Rocca di Bergamo, che è impegnata nella lotta contro l’AIDS, in Tanzania dove ha fondato la casa per bambini orfani, inaugurata nell’agosto 2012, a Dodoma, capitale della Tanzania
Il suo impegno è quello di negativizzare in questi bimbi il virus dell’HIV.
E’ stata inoltre inaugurata, sempre nel villaggio della speranza di Dodoma, la casa per anziani dove è sempre presente il contributo lavorativo della dott.ssa Rocca.La casa è stata dedicata e Doris, la più giovane ospite persa dalla comunità per i malati di Aids fondata dalla dott.ssa Rocca, una ragazza nigeriana con una storia di violenze e maltrattamenti, morta ventenne, che in Paola aveva trovato una seconda mamma.
VILLAGGIO DELLA GIOIA
In Tanzania, abbiamo aiutato Padre Fulgenzio Cortesi, fondatore del Villaggio della Gioia, abbiamo avuto il piacere di conoscerlo e partecipare, anche se in piccola parte, al suo progetto.
In Senegal abbiamo collaborato con Licia e Mandir per la realizzazione del progetto “LIBASSE NIANG” che è consistito nella costruzione di una scuola a Malika vicino a Dakar. La scuola, aperta ormai da alcuni anni, ospita circa 400 bambini dai tre ai tredici anni, per il ciclo scolastico che va dalla scuola materna a quella professionale.
Abbiamo organizzato il carico di alcuni containers con arredamento scolastico usato, recuperandolo presso le amministrazioni comunali locali. Abbiamo inoltre inviato aiuti economici per aiutare i ragazzi in difficoltà a proseguire gli studi.
L’Uganda è uno stato dell’Africa Orientale che conta una popolazione di circa 30 milioni di abitanti e come la maggior parte degli stati africani è estremamente povera.
L’economia versa in condizioni precarie e il sistema dei servizi, dell’istruzione e della sanità presentano problematiche di non facile soluzione. Il nostro contributo in Uganda viene dato in tre modi diversi:
Da diversi anni mandiamo un contributo di € 500 annui a Kitgum, dove c’è una missione di suore comboniane.
Ci fanno sapere, tramite suor Maria, che questi soldi vengono destinati ai bambini orfani ed ammalati. Al momento hanno iscrizioni per 500 bambini alle elementari e una quarantina alle medie. Tutti questi bimbi, proprio perché orfani o ammalati, sarebbero lasciati soli a sé stessi oppure forzati a svolgere i lavori più umili.
Dietro ciascuno di questi bambini, ci fa sapere suor Maria, c’è una storia di dolore e di soprusi. Ospitarli in una scuola vuol dire quindi toglierli dalla strada e far ritrovare loro la gioia e la serenità di vivere.
Un contributo di € 1.000,00 annui viene portato direttamente da un nostro volontario, Oliviero, a Matany, dove ogni anno trascorre più di un mese della sua vita, come volontario. Questo nostro contributo è stato utile per acquistare: sedie per disabili, latte in polvere, farmaci ecc.., suor Rosaria Marrone che ha ricevuto un contributo da Oliviero ci ha scritto di aver realizzato un progetto di lavoro per due donne acquistando galline e organizzando così un allevamento per la produzione delle uova. Suor Roma Tecle, responsabile del centro sanitario Kanawat di Kotido a Kampala, ha invece potuto acquistare medicinali per i suoi tantissimi ammalati.
Infine annualmente viene erogato un contributo di € 500,00, alla missione di Padre Luigi Sala che svolge la sua opera ad Angal nel nord dell’Uganda da più di cinquant’anni. Anche qui regna sovrana la povertà e la malattia. Ci dice padre Luigi che il loro ospedale ospita in media 220 bambini colpiti dalla malaria e dalla malnutrizione e quattro medici sono costantemente impegnati nel cercare di salvare questi piccoli e le loro mamme.
Avendo partecipato al “Progetto di Solidarietà” sponsorizzato dal Comune di Ranica per l’anno 2017/2018 al quale hanno aderito varie organizzazioni del Paese e che aveva come oggetto il sostegno di un’organizzazione umanitaria del BURKINA FASO, siamo venuti a conoscenza dell’A.S.H.
Trattasi di una associazione no-profit nata nel 2006 per garantire il benessere delle persone invalide della capitale del Burkina Faso. Ci lavorano 28 membri attivi con un bacino di utenza di circa 450 Noi abbiamo saputo dell’esistenza di questa associazione tramite la Signora Adelaide Kantiono, originaria del posto e sposata ad un bergamasco. Questa signora fa la spola tra la propria abitazione di Seriate e il Burkina Faso in quanto molto attiva nel cercare di realizzare una struttura che possa ospitare ed aiutare le persone affette da handicap. L’associazione A.S.H. ha come scopo quello di formare handicappati fisici. professionalmente e socialmente queste persone che, altrimenti, vivrebbero ai margini della società, al fine di aiutarle ad entrare nel mondo del lavoro o di sostenerle economicamente per avviare attività in proprio. E’ dunque ovvio che i volontari dell’A.S.H. siano alla ricerca di fondi destinati al finanziamento di questo Centro di Formazione per handicappati in fase di costruzione. Nello specifico il centro è formato da tre spazi principali aventi tre funzioni ben distinte: la formazione, l’amministrazione e l’accoglienza. Ognuno di questi spazi che occupano una superficie di circa 300mq, è composto da laboratori per la pittura, la ceramica e il cucito, c’è pure la farmacia, un deposito, un ufficio e diversi dormitori. Tutti questi ambienti sono distribuiti in 15 cupole, 5 per unità, attorno ad un centro comune, una piazza aperta e protetta dalle chiome di tre grandi alberi. Per la realizzazione di questo centro è stata preventivata una spesa di 78.000 euro. Le opere sono iniziate nel 2014 ma sono destinate a proseguire molto a rilento per la mancanza di fondi necessari alla loro realizzazione. E’ per questo che, avendo valutato l’importanza del progetto, abbiamo deciso di inserire questa associazione fra quelle alle quali va il nostro sostegno economico, nella certezza che ogni persona aiutata a superare il proprio handicap e ad essere quindi più autonoma e indipendente, sarà una persona che vivrà una vita estremamente più realizzante e di soddisfazione.
In Kenya, la fondazione PRO-SA dei padri Camilliani di Milano ci ha sottoposto un progetto per i ragazzi accolti nel centro “Welcome to the family” di Nakuru.
Il nome del progetto era affascinante “per un mondo più dolce” e si poneva l’obiettivo di avviare l’attività di apicultura per i ragazzi.
Non abbiamo avuto dubbi e abbiamo contribuito molto volentieri a questo “dolce” progetto.
Abbiamo conosciuto alcuni ragazzi volontari per l’Africa, che passavano i periodi delle ferie estive, nelle missioni dei padri missionari Monfortani, ci ha colpito molto il racconto che ci fecero del loro viaggio in Madagascar, e della loro decisione di attivarsi per raccogliere fondi per l’orfanotrofio di Tamatave, che loro stessi avevano visitato.
Abbiamo collaborato alle serate che organizzavano, per sensibilizzare e raccogliere fondi, offrendo i lavori dei nostri volontari per raccogliere fondi.
Nel 2011 abbiamo versato un nostro piccolo contributo a sostegno del loro progetto.
GIVE ME A PEN questa è stata la richiesta dei bambini del Madagascar, al loro arrivo.
“Dammi una penna” a significare la grande voglia di imparare a leggere e scrivere………
Collaboriamo con i padri Monfortani di Bergamo dalla nascita della nostra associazione, uno dei fondatori della nostra associazione, padre Paolo Bergamini era un padre Monfortano, va da se che quando ci sottopongono un progetto da sostenere, non possiamo tirarci indietro, è una questione di cuore…..
Quando poi si tratta di scuola, quindi di ragazzi, diventa immediatamente una nostra priorità. Ci siamo subito attivati per raccogliere fondi da mandare per la ristrutturazione di questa scuola nel villaggio di Umodzi a cinque kilometri dalla missione dei padri a Mphangwe.
Il nostro impegno in Perù si concretizza nell’adozione a distanza di bambini che si trovano in condizioni particolarmente difficili e che vivono a Huaycan, dove opera una missione di Padri Monfortani.
Dal 1997 la nostra associazione cerca di dare una mano almeno per sopperire alle carenze di carattere economico, inviando una volta l’anno una somma che viene distribuita mensilmente a questi bimbi, dopo aver verificato che le loro famiglie utilizzino con diligenza quanto ricevuto.
ricevuto. Rimane costante il contatto con i Padri Missionari Monfortani di Bergamo che oltre a tenerci aggiornati sulle nostre adozioni, ci segnalano eventuali emergenze del territorio.
Questa è una storia bellissima!
Il 30 luglio 1974 nasce a Sarnico –BG– Marco Roberto Bertoli, sin da piccolo scopre di avere il desiderio di abbandonare tutto e tutti per dedicarsi anima e corpo ad un progetto lodevole: accogliere bambini che provengono dalla strada e insegnare loro a leggere, scrivere, far di conto….. offrire loro un pasto caldo ed un tetto, garantire una formazione professionale per camminare poi con le proprie gambe, far conoscere una vita dignitosa e soprattutto donare un sorriso, una carezza e un po’ d’amore.
E’ così che a dicembre del 1995 Marco parte per il Brasile al seguito di padre Luigi Rebuffini, missionario bresciano, che ha speso la propria vita per la povertà brasiliana.
Nel 1998, dopo alcuni anni trascorsi a conoscere la realtà del Paese che lo stava ospitando, capisce che è giunta l’ora anche per lui di costruire qualcosa.
Dopo i primi tentativi, sempre ostacolato dai poteri forti locali, finalmente nel settembre del 2000 Marco riesce ad acquistare a Barbacena, 320 ettari di terreno, dove nell’arco di quindici mesi verrà realizzata la “Città dei ragazzi” che ospita stabilmente 120 ragazzi che vivono in comunità, mentre altri 300 circa frequentano le scuole, i corsi, le attività varie e tornano a casa la sera.
Nella grande famiglia di Marco è entrata a far parte anche Eliete, una dentista di Barbacena, prima come volontaria nella missione, poi come moglie ha dato a Marco un figlio meraviglioso.
Và da se che Marco ha bisogno di tanto aiuto, anche a livello economico, dal 2003 in collaborazione con l’Associazione “Il padre pellegrino” nata per sostenere Marco, la nostra associazione invia annualmente la quota di adozione per sei ragazzi .
Il 12 aprile 1986 tre insegnanti appartenenti alla famiglia religiosa delle “Piccole apostole della scuola cristiana” di Bergamo, tra cui Letizia Tironi di Alzano Lombardo -BG-, partono da Bergamo per Esmeraldas, un agglomerato di “barrios” (quartieri) sulla costa del Pacifico, in Equador.
Le “Misionares” si integrano subito nel contesto locale. Si occupano di scuola dalla materna alle medie, coordinano gruppi di catechismo e di famiglie, animano la vita delle parrocchie, assistono ammalati e carcerati in una presenza pastorale a 360 gradi, dalla parte dei più poveri, per promuovere vangelo e cultura.
Tanto è stato fatto in questa terra, tanto rimane ancora da fare. Per questo che dal 2003 ci siamo impegnati a inviare a queste missionarie un’offerta annuale, destinata inizialmente ad adozioni a distanza per accompagnare alcuni ragazzi nei loro studi, visto le difficoltà economiche delle famiglie.
Ora le missionarie ci hanno comunicato che hanno lasciato
Esmeraldas, ormai trasformata e dotata di belle scuole, per trasferirsi in una nuova missione a PUNIN in provincia di Riobamba, sempre in Equador.
La popolazione è indigena ed è distribuita in 23 comunità, collocate a varia distanza l’una dall’altra e dal centro della città dove la missione è stata ricavata da un vecchio ospedale da campo. PUNIN si trova ai piedi del vulcano Chimborazo la cui cima è sempre innevata a circa 3000 metri.
La scolarizzazione degli abitanti è piuttosto limitata anche per le grandi distanza delle comunità dal centro.
Le missionarie ci hanno quindi comunicato che, anziché sostenere con i contributi che ricevono dalle varie associazioni, alcuni bambini in modo specifico, questi contributi vengono utilizzati per sostenere progetti in favore delle comunità, povere, e senza mezzi, oltre che naturalmente sostenere tutti quei ragazzi che ne hanno bisogno.
Verrà meno per noi il piacere di sapere quali sono i bimbi che hanno usufruito del nostro aiuto, ma siamo certi che quanto verrà devoluto dalla nostra associazione sarà utilizzato nel migliore dei modi da queste missionarie che stanno spendendo la loro vita in Equador.
12 gennaio 2010 ad Haiti ha inizio la devastazione causata da un terremoto con scosse di magnitudo 7.0 e con epicentro a 15 chilometri dalla città di Port-au-Prince, capitale dello stato caraibico di Haiti.
Le persone colpite dal sisma risulterebbero essere state più di 4 milioni, mentre i morti accertati sono stati più di 220.000. Non potevamo rimanere insensibili a questa catastrofe naturale che ha colpito così tanta gente, per cui tramite l’interessamento di suor Letizia, nostra compaesana missionaria in Equador, siamo venuti a conoscenza che ad Haiti operano in prima linea, nella tragedia del terremoto, i missionari camilliani che tra le altre cose, gestiscono l’ospedale pediatrico “Saint Camille” a Port-au-prince.
Abbiamo quindi provveduto a versare in due riprese 3.000,00 euro a questi padri missionari, che pur essendo una cifra modesta, ci hanno ringraziato per aver contribuito a sostenere queste popolazioni colpite dal sisma.
Oggi il nostro aiuto ad Haiti si concretizza tramite due adozioni a distanza.
Il 29 agosto 2002, la congregazione Piccole serve del Sacro Cuore di Gesù, che ha diverse missioni sparse per il mondo, ne ha aperta una nel nord della Romania e precisamente a Buzau. In questa missione che si trova in una terra principalmente di religione Ortodossa, operano ormai da più di dieci anni Suor Laura e Suor Marie Rose, il cui compito principale è quello di portare assistenza ai malati poveri e visitarli presso il loro domicilio.
Ci scrivono da Buzau che gli ammalati bisognosi di cure sono veramente tanti, sia giovani che anziani, e tutti mostrano una forte gratitudine nell’avere accanto una suora nel momento di sofferenza fisica, morale e spirituale. Con il contributo economico che la nostra associazione invia loro ogni anno, Suor Laura e Suor Marie Rose hanno potuto dare sostegno a tre persone in particolare:
Il nostro aiuto, ci scrivono le suore, ha riacceso le speranze non solo nei malati, ma anche alle loro famiglie.
Anche la ns. Associazione non può chiudere gli occhi davanti al disastro che si sta giornalmente consumando a due ore di aereo da casa nostra, nel cuore dell’Europa, in Ucraina.
Nessuno di noi avrebbe mai pensato che si potesse verificare una guerra così crudele in una Terra che ama la sua indipendenza: ma è successo.
A questo punto è nostro dovere metterci d’impegno per aiutare questa gente che fugge dall’Ucraina e che rinuncia a tutto, spesso anche agli affetti più cari, per mettersi al sicuro.
Abbiamo per prima cosa contattato Suor Laura Villa missionaria a Buzau in Romania, zona dove arrivano tanti rifugiati e abbiamo inviato i primi aiuti. Abbiamo collaborato con l’Associazione ZLAGHODA di Curno (BG), grande centro di raccolta dove vengono radunati i materiali da inviare ai profughi.
Siamo inoltre riusciti a trovare sul mercato e ad acquistare un discreto quantitativo di Torce Frontali e power bank, indispensabili dove c’è mancanza di energia elettrica, confezioniamo e raccogliamo berrette di lana, guanti, calze di lana
Ci siamo attivati, durante l’emergenza, per cercare di trovare camion bilici che potessero trasportare numerosi quantitativi di merce in un’unica volta.
Per ultima cosa, ma non meno importante, alcuni di noi hanno aiutato piccoli gruppi famigliari che sono arrivati nel ns. paese.
I padri camilliani di Milano gestiscono la Caritas di Ternopil in Ucraina, i nostri aiuti economici li abbiamo inviati e continuiamo ad inviarli a loro, per il progetto “Uniti per l’Ucraina”.
Sin dal disastro della centrale di Cernobyl, abbiamo collaborato con l’oratorio di Nese di Alzano Lombardo, che per qualche anno ha gestito l’accoglienza dei bimbi bielorussi. Nel maggio dell’anno 2000 con dei volontari di Muggiò Milano abbiano collaborato per raccogliere, selezionare e consegnare indumenti per i bimbi ospitati a Muggiò.
Nel febbraio 2001 abbiamo acquistato e consegnato all’associazione A.S.J.A. di Cologno al Serio BG, materiale sanitario.
La guerra nella ex Jugoslavia è un po’ l’inizio della nostra attività di Volontariato, timidamente abbiamo iniziato a raccogliere e inviare farmaci e materiale sanitario nell’ospedale di Mostar, per poi organizzare viaggi di aiuti umanitari per la Bosnia, a volte anche di quattro furgoni alla volta. Nel 1995 c’era ancora la guerra e si sentiva bombardare, il nostro punto di pernottamento era a Medjugorje, e la situazione era davvero pericolosa, se non avevamo a disposizione dei furgoni lo noleggiavamo da Preda a Curno, era l’unico che si fidava a noleggiare i furgoni destinazione Bosnia.
Nel corso degli anni abbiamo fatto adozioni a Sarajevo, aiutato orfanotrofi e comunità a Sarajevo e Mostar.
Ancora oggi l’associazione A.R.PA. di Lecco organizza un convoglio al mese per portare aiuti in Bosnia, quando non riusciamo ad aggregarci, aiutiamo con contributi economici questi convogli mensili.
La guerra del Kosovo fu un conflitto combattuto dal febbraio 1998 all’11 giugno 1999, nell’ambito delle più ampie guerre della ex Jugoslavia. Di fatto una vera pace non c’è stata e la popolazione ha vissuto anni difficili.
Nel 2002 il CAI di Bergamo in collaborazione con l’associazione Bergamo per Kossovo, ci presentarono un progetto di alpinismo che avrebbero portato soprattutto per i ragazzi kosovari, nella convinzione che l’attività sportiva li aiutasse a vivere in pace con se stessi e il Mondo. Abbiamo collaborato contribuendo con il nostro mezzo di trasporto al viaggio in Kossovo dal 7 al 23 agosto 2002.
E’ da qualche anno che diamo il nostro contributo alla missione di Elisabetta Pelucchi in Thailandia, missione che si trova alla prima periferia di Bangkok ed è inserita in una parrocchia che ha una densità di popolazione di circa 600.000 unità per la maggior parte di religione buddista.
Le persone di religione cristiana sono soltanto 500. Il lavoro di Elisabetta e delle sue consorelle è soprattutto rivolto all’aiuto dei bambini disabili, che spesso sono orfani, e nel dare una mano a tante persone che vivono nelle baraccopoli.
Per questa gente, vedere delle missionarie che amano ed aiutano indistintamente chi ha bisogno, è una cosa del tutto inusuale, in quanto contraria alla loro religione buddhista che crede fortemente nel “Karma”, per cui chi fa bene riceve bene e chi fa male riceve male.
Per tale motivo un bimbo diversamente abile è qualcuno che sta scontando peccati fatti in vita precedente, e lo stesso la mamma che lo ha partorito. Una tale visione schiaccia la persona imponendole un ulteriore peso oltre quello che già sta portando, e la lascia nella solitudine perché stare lontano da lei è importante per non rischiare di precipitare nei suoi stessi errori. Le nostre missionarie, pur esaltando i lati positivi della religione buddhista, sono molto attente a far notare che tutti indistintamente sono nostri fratelli, al punto tale che esse hanno lasciato le loro famiglie per andare ad incontrare il Cristo in tutte le persone che più hanno bisogno d’aiuto, facendo quindi conoscere quello che è uno dei cardini del cristianesimo: ama il tuo prossimo come te stesso. Nello scritto che Elisabetta ci ha mandato, ci fa presente che la loro missione è possibile grazie alla preghiera e agli aiuti economici che provengono dall’Italia, oltre ad un abbandono totale nelle mani di Dio che le accompagna nel loro cammino.
Abbiamo per molti anni aiutato padre Beppe Rebussi che ha costruito, nella sua parrocchia di St. Petrus dan Paulus a Balikpapan Kaltim in Indonesia, una scuola frequentata da circa 800 allievi suddivisi nei tre livelli, elementari, medie e liceo.
L’Indonesia è uno stato del sud-est asiatico composto da 17.508 isole e con una popolazione di più di 238milioni di abitanti, per la maggioranza di religione mussulmana.
E’ una terra per certi versi bellissima, dove si possono ammirare paesaggi, spiagge, mari incontaminati e dove per noi occidentali può rappresentare un lusso trascorrere una vacanza in strutture che si presentano lussuose e sofisticate.
Purtroppo accanto alla magnificenza di strutture turistiche e a zone dove esiste una grande ricchezza, esistono, e sono la maggioranza, interi villaggi densamente popolati, che vivono una povertà assoluta.
In uno di questi, Balikpapan, padre Beppe ha sua missione ormai da innumerevoli anni, di origini bergamasche padre Beppe è stato ordinato sacerdote nel 1966.
Il contributo che annualmente abbiamo mandato a padre Beppe è stato utilizzato per aiutare economicamente ragazzi che altrimenti dovrebbero abbandonare gli studi.
Il lavoro da svolgere, ci ha raccontato più volte, è sempre più faticoso, anche perché ormai sono rimasti nell’isola solo tre missionari italiani e tutti e tre con un’età che supera i 70 anni, con forti problemi di salute che spesso vengono sottovalutati per dare maggior spazio all’aiuto di chi più ne ha bisogno.
Oggi purtroppo Padre Beppe ci ha lasciati dopo una lunga malattia. Ci rende molto felici sapere che il nostro contributo è stato importante per gli studi di questi ragazzi, anche perché se aumenta l’istruzione e la cultura, aumenta anche di conseguenza la possibilità di combattere la povertà e la miseria di cui sono schiavi.
Padre Beppe ha lasciato una missione molto attiva con scuole di ogni grado che continuano a dare la possibilità di frequenza ai bambini di famiglie povere, che altrimenti non avrebbero istruzione.
A seguito della conoscenza fortuita di una signora impegnata nella “MISSIONE CALCUTTA ONLUS” che ha sede in Scanzorosciate, dalla quale abbiamo avuto un’ottima impressione di serietà e concretezza, abbiamo deciso di sostenere questa Onlus con due adozioni a distanza del valore di 250 euro cadauna all’anno e un contributo a sostegno della scuola sita nella Missione.
Come è risaputo, Calcutta è una regione estremamente povera dove i bambini, ma in generale tutta la popolazione, è destinata ad una vita breve e tormentata per mancanza del minimo indispensabile alla sopravvivenza.
E’ noto a tutti il lavoro svolto in questa terra da Madre Teresa che ha dedicato tutta la sua vita ai poveri di questa città infernale.
La popolazione di questo Paese ha da tempo superato la soglia del miliardo ed è in continuo aumento a seguito delle immigrazioni dal vicino Bangladesh di disperati che tentano di sfuggire alle calamità naturali come cicloni e inondazioni alternate a periodi di grande siccità. A ciò si aggiungono gli aborigeni delle foreste del Bengala che fuggono dalle loro terre a seguito dello sfruttamento indiscriminato del loro habitat ormai privo delle già scarse risorse di sopravvivenza.
Questa gente che vive a Calcutta è per il 65% analfabeta, disoccupata e appartiene alle caste più basse.
Infatti in India vige ancora il sistema delle Caste con stridenti ingiustizie economico-sociali.
Le scuole, gli impieghi e tutte le opportunità di carriera sono negate a chi appartiene alle caste più basse che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione.
L’obiettivo della Missione Calcutta è quello di aiutare i bambini, soprattutto quelli dei poveri braccianti analfabeti, a studiare nel
loro villaggio d’origine,affinché non siano costretti più tardi a spostarsi in città per mancanza di opportunità di lavoro dovute all’analfabetismo.
I bambini di famiglie indigenti che abitano in villaggi lontani vengono accolti negli Istituti come “studenti interni” mentre gli altri la sera possono tornare alle loro case.Facciamo presente che per salvare un bambino a Calcutta sono sufficienti 20 euro mensili, 20 euro che per noi Europei sono una cifra assolutamente irrisoria.Dopo queste premesse, riteniamo di aver fatto una buona cosa nel decidere di sostenere questa Missione, ed è nostra speranza riuscire ad aiutare nel tempo un numero sempre maggiore di questi bambini.
Il terremoto del Nepal del 25 aprile 2015 è stato un violento sisma magnitudo 7,8, che ha causato più di 8 000 morti e gravissimi danni in Nepal. Si tratta dell’evento sismico più violento che abbia colpito quest’area dopo il 1934, quando un terremoto di magnitudo 8.0 provocò la morte di circa 10 600 persone.
Alcuni edifici secolari, tra i quali la torre Dharahara, già ricostruita dopo il sisma del 1934 e situata nella piazza Durbar di Katmandu e parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, sono andati distrutti.
La già difficile situazione economica si è ulteriormente aggravata, e come sempre in questi momenti cerchiamo la via più diretta ed efficiente per mandare aiuti alla popolazione.
La fondazione Pro-sa, con la quale collaboriamo per alcuni progetti ad Haiti, in Ucraina e in Kenya, ci ha coinvolto in un loro progetto in Nepal, in aiuto di questa popolazione duramente colpita.